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Prof. Eduardo González Di Pierro, 
Antropologia fenomenologica e filosofia della storia in Edith Stein


eduardo2Presentiamo in modo sommario e rispettando lo stile colloquiale, la presentazione del Prof. Eduardo González.

Ho cercato di realizzare un percorso prendendo come punto di partenza l’antropologia fenomenologica di Edith Stein, per arrivare alla formulazione di una filosofia della storia. È un tema questo della storia apparentemente marginale nel pensiero della Stein, in parte trascurato nel nostro tempo dopo una grande effervescenza d’interesse nel XIX secolo, e che senz’altro dovrebbe essere ripreso.

Penso che ricuperare la storia a partire dalla questione della struttura della persona umana è un compito importante ed è una delle cose che Edith Stein realizza con la sua opera, aprendo diverse vie per stabilire un fondamento per la filosofia della storia.

Questi sono i passaggi del percorso: cercare d’individuare la struttura della persona umana, dare contenuto ad uno degli elementi più importante di questa struttura (lo “spirito”), rendere conto, seppur brevemente, di cosa significano le “scienze dello spirito”, determinare infine in che cosa consista la storia come scienza dello spirito.

Il dialogo della Stein si realizza soprattutto con alcuni esponenti dello storicismo tedesco: Dilthey, Simmel, Rickert. ecc.

Il punto di partenza sarebbe una delle principali analisi della Stein, che si svolge già dalla sua ricerca di dottorato, vale a dire l’analisi dell’empatia. Lei parte dalla comprensione di questo vissuto particolare sia per comprendere, da una parte, la struttura della persona come tale, sia per capire, dall’altra, il rapporto con l’alterità interpersonale (intersoggettività), alterità che si apre ad altre forme di alterità come ad esempio i prodotti culturali, e tra questi prodotti anche la storia come fenomeno privilegiato, che condivide un certo comune denominatore con la persona che sarebbe lo spirito.

La Stein cerca di realizzare inizialmente questo percorso soltanto in chiave fenomenologica. Ma nella misura in cui va trasformando il suo cammino interiore si avvicina in modo molto interessante alla tradizione metafisica greca e medievale, trovando un completamento attraverso certe categorie che prima non conosceva, e arricchendo così il suo pensiero.

Grazie alla fenomenologia era riuscita a individuare, sulla scia di Husserl, la struttura della persona umana in diverse dimensioni: corporeità —in due manifestazioni: corpo fisico, geometrico (Körper), e corpo vivo, vivente (Leib)—, psiche, anima (Seele) —che non è tanto un altro elemento dal punto di vista costitutivo ma sarebbe una specie di territorio che funge da cerniera tra l’elemento psichico che è ancora legato alla corporeità e l’elemento spirituale che si trova ad un altro livello—, spirito (Geist), che costituisce l’elemento di apertura verso le forme di alterità e soprattutto verso la trascendenza.

Dall’individuazione di questa struttura è possibile far scaturire altre strutture di senso quali le altre persone, oppure la cultura, e dentro di essa la storia. La storia sarebbe un risultato dell’interazione umana e non un a priori mostruoso che bisogna analizzare dal di fuori come se fosse un oggetto già prestabilito. Anche essa sarebbe una costruzione di senso come altre: l’arte, la scienza, ecc.

Edith Stein si domanda in che cosa consista l’essenza della storia come fenomeno. E nella sua analisi la nostra filosofa si colloca in una equidistanza critica tra uno storicismo relativistico, per il quale non c’è un fondamento che spieghi la storia ma ci sono soltanto diversi punti di vista, e una filosofia della storia in chiave hegeliana, che assolutizza la storia come fenomeno inglobante.

Lei riesce a svelare l’essenza del fenomeno “storia” considerando l’importanza del fatto che gli avvenimenti storici hanno una connessione di senso. Non si tratta di fenomeni isolati. Si tratta di concepire la storia da un punto di vista universale e allo stesso tempo concreto, con un senso specifico. E questa storia non sarebbe solo la storia della persona, ma anche la storia delle forme associative umane (famiglia, comunità, società, popolo, stato) che non sono elementi dati a priori ma anche esse costruzioni che scaturiscono dallo spirito umano.

Così, partendo da un fenomeno concreto chiamato persona, ci si arriva ad un altro fenomeno che è concreto eppure universale: la storia.

Nell’accurata analisi che Stein fa della struttura della persona si riesce ad individuare l’anima come questo territorio di congiunzione tra la psique e lo spirito. Quest’anima —che è indicata come un nucleo (Kern)— sarebbe in certo modo il limite del metodo fenomenologico: quando si applica l’epoché si arriva a un punto in cui si trova ciò che Husserl chiamava l’io puro. Edith Stein afferma che questo “io puro” è molto più profondo di quel che sembra, e che si potrebbe identificare con ciò che noi chiamiamo “anima”, cioè con quel Kern, il nucleo più profondo e irriducibile, che costituisce il principio d’individuazione dell’essere umano come unico e irrepetibile dal punto di vista personale. Quest’anima sarebbe molto più profonda della psiche e anche molto più profonda dell’io come identità astratta.

È in questo contesto che possiamo capire il ruolo delle “scienze dello spirito” (Geistewissenschaften). Per Edith Stein queste scienze devono svolgere un compito che si presenta doppio: devono, da una parte, indirizzarsi verso l’individualità qualitativa specifica, ma senza rinunciare, dall’altra, alla pretesa di universalità. Di solito si attribuiva un ruolo nomotetico soltanto alle scienze naturali, ma lei estende questo ruolo anche alla storia.

Nella concezione della storia che ha la nostra filosofa, lo spirito oggettivo ha un valore diverso a quello che ha nella filosofia hegeliana. Questo spirito sarebbe trascendente rispetto alla nostra coscienza individuale, ma si trova nello stesso piano d’immanenza. Questo è un leitmotiv della filosofia della Stein: si mantiene nel piano dell’immanenza, ma senza rinunciare alla trascendenza, che non è soltanto la trascendenza epistemologica di Husserl, ma una trascendenza in senso assoluto, data da un elemento metafisico irrinunciabile. Per lei, in forma esplicita, c’è una trascendenza di Dio, che non è soltanto garantita dalla rivelazione o dalla fede, ma che si articola con il processo metodologico fenomenologico.

Mentre Husserl lascia Dio “tra parentesi” (senza negare l’esistenza), Edith Stein compie questo ultimo passo, il quale si scopre filosoficamente rilevante per capire molti fenomeni, tra cui, ad esempio, la storia. In questo modo, una filosofia della storia implica per la Stein anche una possibile teologia della storia. Nel caso della fede cristiana è completamente evidente: essa scaturisce da un fenomeno paradigmatico che è quello di Cristo come persona umana concreta, specifica, che condivide la stessa struttura dell’essere umano, e che allo stesso tempo è un evento storico, il quale può anche presiedere una filosofia della storia.

Il tentativo di Edith Stein riesce così ad allacciare la filosofia con la teologia attraverso questo importante tema della storia.

Jorge Olaechea C.

Eduardo González Di Pierro (Ciudad de México, 1967) è professore nella Facoltà di Filosofia "Samuel Ramos" e nel Dipartimento di Lingue dell'università Michoacana di San Nicolás de Hidalgo. Membro ordinario del Circolo Latinoamericano di Fenomenologia. Tra altre opere, ha pubblicato di recente De la persona a la historia. Antropología fenomenológica y filosofía de la historia en Edith Stein.