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Dopo qualche tempo di pausa siamo riusciti a riprendere i nostri incontri. Siamo fiduciosi che saranno di grande aiuto per gli studenti che cercano di riflettere su alcuni temi fondamentali in rapporto con la persona umana e la nostra cultura contemporanea. Venerdì 12 novembre, presso l’Università Gregoriana, abbiamo avuto il primo di questa nuova serie d’incontri. Don Massimo Serretti, sacerdote della diocesi di Roma e professore universitario all’università Lateranense e a Urbino, ha parlato su “Identità Cristiana e Pensiero Filosofico”. Di seguito la sintesi del tema svolto.


IDENTITÀ CRISTIANA E PENSIERO FILOSOFICO

Prof. Don Massimo Serretti


Se guardiamo intorno a noi, non è difficile constatare il fatto che sul piano della filosofia, del pensiero, i cristiani viviamo una realtà di crisi, il che in parte è conseguenza del tentativo di separare l’identità cristiana del pensiero filosofico.

Nella storia del pensiero ci sono stati diversi tentativi d’intendere, da una parte, il pensiero stesso come identità (per esempio nell’Illuminismo, o nell’Idealismo classico tedesco oppure nell’antica gnosi), e dall’altra d’intendere l’identità senza il pensiero (si pensi per esempio alle correnti vitalistiche, allo psicologismo o all’emotivismo). Dopo rilevare il problema in cui ci troviamo, il prof. Serretti ha cercato d’individuare questa situazione segnalando l’esistenza di una certa infelice “demarcazione” tra l’identità e il pensiero. Infatti, è accaduto che questa “demarcazione” sia stata assunta a modello del conoscere, del pensare in quanto tale, fino ad arrivare all’idea che il pensiero vero, quello forte e strutturato, sia un pensiero in cui l’identità personale non abbia nessun posto.

Di fronte a questa situazione, il relatore ha voluto ricordare la formulazione di San Tommaso d’Aquino in cui si dice che non è l’intelletto che intende ma la persona umana, ossia, l’uomo nella sua integralità. Cominciamo così a intravvedere dove si trovi il punto di unità tra il pensiero e l’identità. Ci siamo chiesti a questo punto che cosa impediva a San Tommaso, ma già prima di lui ai grandi pensatori bizantini del post-Calcedonia, di cadere in questa separazione tra pensiero e identità. Era la loro consapevolezza, tenuta molto ferma, del fatto che l’essere personale dell’uomo possiede la sua natura, la attraversa e la informa per intero (enipostatizazzione). In questo contesto, dire natura è dire anche allo stesso tempo pensiero, volontà e tutte le facoltà dell’uomo che sono possedute, orientate e guidate da quel punto centrale che è l’identità personale.

Soffermandoci sull’attività umana del pensare, si è visto che oltre al contenuto (ogni pensiero è pensiero “di qualcosa”), ogni pensiero è sempre pensiero “di qualcuno”. Ciò significa che dietro il pensiero c’è la persona, con la sua identità personale. La facoltà del conoscere dell’uomo è sempre preceduta da una storia di comunione, di relazioni, dalla presenza di un altro che ci vuole bene, ci parla, in una parola, dalla storia della propria identità.

Andando oltre, possiamo affermare che Il pensiero suppone non solo l’identità, essendo pensiero di qualcuno, ma anche suppone la comunione, all’interno della quale la verità viene donata. Anche dal punto di vista cronologico, prima di ragionare, il bambino si trova davanti ad un altro degno di fede, un altro di cui fidarsi. La conoscenza è conoscenza del verum, e questo verum ci è dato nella comunione. Insieme ai dottori medievali possiamo dire che noi non ragioniamo sul verum, ma a partire dal verum. E questo è il punto di partenza: il fatto che c’è Dio, come diceva l’Aquinate. A questo punto del dialogo il prof. Serretti ci ha portati ad approfondire nel legame esistente tra l’identità dell’io e l’identità della comunione. 

Così facendo, siamo arrivati al tema dell’identità cristiana. Con il suo carattere misterico, questo termine ci appare come paradossale perché quando diciamo “cristiana” vogliamo dire “di Cristo”, e quindi stiamo parlando della nostra identità che, però, porta come aggettivo il nome di un Altro. Gesù Cristo, che è Persona, entra nella definizione, nella genesi della nostra propria identità. Riprendendo un passo di San Leone Magno, il relatore ci ha ricordato che Gesù, nascendo, assume la nostra “origine” e, assumendola, mutat originem. È la relazione d’origine quella che fa la nostra identità, e perciò dire che cambia la nostra origine significa che Cristo entra nella ridefinizione del nostro essere, della nostra stessa identità. Com’è questo possibile? Lo è proprio per il fatto che siamo stati introdotti nella Sua eterna generazione dal Padre e, in questo modo, noi diventiamo persona.

Nella conclusione della presentazione, il padre Serretti ci ha ricordato che il pensiero non è disgiungibile dalla questione della verità e della pienezza dell’identità cristiana. Il pensiero, in questo senso, riguarda la verità dell’essere, della persona e della comunione delle persone tra di loro. Se pensiamo, per esempio, all’università, dobbiamo ricordare che essa è nata a partire da un fiorire di santità. E la santità non è altro che l’inveramento dell’identità cristiana: è, appunto, dall’esperienza e dalla vita di santità che sorge una fioritura di pensiero straordinaria. E qual è il motivo? L’unità tra identità e pensiero. La crisi che percepiamo oggi come “crisi del pensiero” non è del pensiero, è una crisi dell’identità: la crisi è del soggetto! Il nostro compito è capire che siamo coinvolti in questo problema e che si tratta della nostra identità. Se vogliamo contribuire a una fioritura del pensiero nei nostri giorni, dobbiamo capire che non è dalla novità del pensiero che viene la novità del soggetto, ma è un uomo nuovo chi pensa un pensiero nuovo.